29 dicembre 2009

L'Arcangelo Michele che vince il demonio

La facciata della chiesa di Santa Maria della Concezione
La facciata della chiesa di Santa Maria della Concezione
Oggi ci troviamo di fronte la chiesa di S.Maria della Concezione a via Vittorio Veneto (vedi foto).

Avrete avuto modo di sentir dire in giro come, da sempre, gli artisti siano spesso dotati di un carattere decisamente particolare, fuori dal comune, sovente fiero o sregolato, in alcuni casi davvero lunatico. Beh, potrà essere un luogo comune, ma certo è che a Roma vi sono un'infinità di esempi di opere d'arte in cui l'autore si manifesta nel suo lato più "umano", eternando cioè sulla tela o sulla pietra, in contesti apparentemente slegati dalle proprie vicende individuali, i segni o i simboli di una propria predilezione o di un personale disprezzo.

Un esempio architettonico l'abbiamo già visto nelle decorazioni di Porta Pia, mentre adesso lo possiamo vedere in un bellissimo dipinto di Guido Reni.

L'arcangelo Michele che vince il demonio (Guido Reni, 1636)
L'arcangelo Michele che vince il demonio (Guido Reni, 1636)
Entriamo nella chiesa ed andiamo subito sulla prima cappella di destra. Anche se la luce è fioca, anche se non siamo poi così sensibili, è davvero difficile non rimanere impressionati e commossi dalla grandiosità e dalla bellezza di questa maestosa pittura raffigurante "l'Arcangelo Michele che vince il demonio" (vedi foto).

Ecco il singolare aneddoto su questa tela: siamo nella prima metà del 1600, e il cardinale Antonio Barberini commissionò il quadro a Guido Reni. Il celebre pittore si dedicò con entusiasmo all'opera, manifestando comunque al cardinale le difficoltà tecniche di imprimere nel volto dell'arcangelo quella bellezza eterea e sovrumana che (parole sue) "al cielo nè in terra potrò mai trovare".
Era noto in quegli anni che un altro cardinale, Giovanni Battista Pamphili, qualche tempo prima, ebbe modo di parlare in modo sprezzante di Guido Reni, e l'artista, molto risentito, evidentemente maturò con il quadro dell'arcangelo il modo di vendicarsi dell'affronto subìto.
Quando infatti la tela fu terminata, i contemporanei si meravigliarono assai, non solo perchè l'autore era riuscito ad imprimere la divina bellezza dell'arcangelo, ma sopratutto perchè era riuscito, altrettanto bene, a rappresentare la bruttezza nel viso del diavolo. Ma il diavolo...a guardarlo bene....aveva un viso conosciuto... e sì, era proprio la faccia del cardinale Pamphili! (vedi nella foto, il confronto con il ritratto del cardinale eseguito da Diego Velázquez nel 1650).

Confronto dei visi (a destra: particolare del ritratto eseguito da Diego Velázquez, 1650)
confronto dei ritratti del cardinale Pamphili
Furono naturalmente chieste spiegazioni all'artista, il quale candidamente replicò: "E' vero che la bellezza del paradiso non ho mai avuto modo di incontrarla, ma il diavolo invece l'ho visto bene in faccia, ed è proprio così come l'ho dipinto, per cui non posso cambiarlo!".

Il destino aggravò la burla: qualche anno dopo infatti quello che era stato raffigurato come il bruttissimo satana schiacciato dall'arcangelo Michele, cioè il cardinal Pamphili, divenne papa Innocenzo X!!!
E così eccoci a proporre un nuovo titolo alla tela, molto più intrigante: "il diavolo con la faccia del papa"...che ne dite?

La chiesa di S.Maria della Concezione è qui.

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