30 settembre 2009

La pietra del diavolo

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Questa volta la nostra piccola indagine ci porta nella basilica di Santa Sabina. Ci troviamo a piazza Pietro d'Illiria, al centro del colle Aventino. Questa zona è bellissima, e predomina Roma da un punto ricco di leggende e curiosità, e non mancherà occasione di ritornarci per esaminare qualcos'altro.
La basilica di Santa Sabina all'Aventino
La basilica di Santa Sabina all'Aventino
Nella basilica di Santa Sabina non è difficile la domenica trovarvi giovani coppie che si sposano, essendo una delle più antiche e scenografiche chiese di Roma (vedi foto). Ma forse qualche dotto superstizioso potrebbe cambiare idea prima di compiere il “gran passo” proprio in questo luogo, se sapesse che il diavolo in persona è un assiduo frequentatore della zona.

Siamo nel 1220. In quest'epoca la vita di san Domenico e dei suoi frati, secondo le numerose leggende medievali (di cui è rimasta ampia documentazione), è più volte messa a dura prova da "incontri ravvicinati" con il diavolo. A noi interessa una leggenda che, però, a differenza delle altre, ha lasciato ancora oggi un segno tangibile.

La pietra del diavolo
La pietra del diavolo
Quella notte San Domenico, in estasi, pregava prostrato per terra all'ingresso della chiesa; il diavolo, incapace di indurlo al peccato, alquanto seccato, afferrò con i suoi artigli incandescenti un pesante blocco di basalto nero dal tetto della chiesa e glielo scagliò contro con una violenza inaudita; il tutto inutilmente, il blocco cadde sfiorando il santo, il quale non si fece neppure un graffio, nè si distolse dalla sua preghiera.
Si dice che alcuni riescano ancora a percepire Satana che, di tanto in tanto, torna a Santa Sabina, si ferma sulla porta e poi, sconsolato, se ne va.

Entrando in santa Sabina, subito dietro l’osservatore, nell’angolo sinistro della basilica (chi la noterebbe mai?) c’è una piccola colonnina tortile. Avvicinandosi alla colonnina, si vede, sopra di essa, una pietra nera tondeggiante, con grosse incisioni, dei buchi, come di un enorme artiglio...ecco a voi la "lapis diaboli" (vedi foto).
A guardarla bene...no, decisamente non è una palla da bowling...

La basilica di Santa Sabina è qui.

24 settembre 2009

La fontana delle tartarughe

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La piccola piazza Mattei, collocata fra la trafficata piazza Venezia e il silenzioso ghetto, non sembra una meta privilegiata dei turisti così come dei romani, quanto piuttosto un punto tranquillo di veloce passaggio. Eppure la meravigliosa fontana rinascimentale di Giacomo Della Porta, detta “fontana delle tartarughe” (vedi figura),
La fontana delle tartarughe
La fontana delle tartarughe
forse eseguita su disegno di Raffaello, meriterebbe una sosta, non solo perché, come dicono in molti, la bellezza dell’elemento scultoreo prevale su quello architettonico, ma perché su quelle tartarughe è scolpita anche una leggenda.

Circa 400 anni fa viveva a Roma un duca della famiglia Mattei, il cui palazzo, che dà il nome e si affaccia sulla omonima piazza, è tuttora visibile. Il duca Mattei era un giocatore d’azzardo accanito, e riuscì a giocarsi in una notte tutto il suo patrimonio, compreso il palazzo in cui abitava.
La notizia della clamorosa perdita presto giunse alle orecchie del futuro suocero del duca che intimò a quest’ultimo di cercarsi un’altra fidanzata. Il duca, indignato per tale insulto, decise di mostrare al padre della promessa sposa che un Mattei, nonostante le perdite subite e tutte le dicerie del popolo, sarebbe sempre rimasto un nobile onorato ed un uomo di potere. Per dimostrarlo affermò che se in una notte poteva aver perso il suo palazzo ed il suo denaro, avrebbe in una sola notte anche fatto creare qualcosa di straordinario. E infatti, dalla sera alla mattina, fece sorgere davanti la finestra di casa, dove ora si può ammirare, la bellissima fontana delle tartarughe. Il duca si affrettò ad invitare nel suo palazzo la fidanzata con il padre. Li ricevette in una sala da cui, aprendo all’improvviso la finestra, mostrò loro la preziosa fontana dicendo: “Vedete cosa è capace di fare in poche ore uno squattrinato come me”. Padre e figlia rimasero sbalorditi a quella vista; il padre dovette scusarsi con il duca e riconcedergli la figlia in sposa. Il duca inoltre ordinò che la vista che corre da quella finestra, al fine di tramandare il ricordo di quell'avvenimento, venisse impedita per sempre.
La finestra murata
La finestra murata
E infatti noi, ancora oggi, possiamo ammirare dalla fontana, guardando nel punto centrale della facciata del palazzo, così ben collocata, una  finestra...disegnata (vedi figura),
della cui chiusura tutti gli architetti del mondo non saprebbero altrimenti darne la motivazione.

Ma come fece il duca a realizzare la fontana in una sola notte? Noi sappiamo che la fontana è stata realizzata nel 1585, mentre la vicenda, come il palazzo Mattei, è di circa 50 anni successiva. Ci sorge allora il sospetto che il duca, in quella sola notte, fece semplicemente spostare la fontana, che fino a quel momento era stata collocata lì vicino ma in un punto più nascosto!

Sulla mappa, piazza Mattei è qui