5 luglio 2013

Via del Corso

Via del Corso (rossa) e via Flaminia (nera)
Via del Corso (rossa) e via Flaminia (nera)
Non sono un esperto di urbanistica, ma appare abbastanza evidente che moltissimi centri storici in Italia, quando non sono stati ricostruiti in tempi recenti, sono caratterizzati da almeno un "corso" principale, una strada "dominante" in cui si incrociano quasi sempre i luoghi degli interessi politici, religiosi e commerciali. In giro per l'Italia troviamo quindi numerosissimi di questi "corsi", come "corso Garibaldi", "corso Cavour", "corso Mazzini".... in pratica sono quei "corsi" su cui tipicamente si va a passeggiare il sabato pomeriggio per fare shopping!
Anche Roma naturalmente ha il suo "corso": il suo nome è proprio "via del Corso", meta del post di oggi di Roma Leggendaria.

Però c'è una piccola stranezza in questo nome: perchè si chiama "via del Corso" e non "Corso 'Tal dei Tali'" come nelle altre città?
La ragione di questa anomalia è il segreto del post di oggi...segreto della cui soluzione ora comincerò a fornirvi degli indizi.

Il primo indizio è che via del Corso originariamente non si chiamava così, infatti non era nemmeno un "corso"; era solo un tratto della via attuale, che era inoltre più stretta e meno rettilinea. Si chiamava "Via Lata". Quindi se il nome attuale non è l'originario, deve essere accaduto qualcosa per farlo modificare. Ma cosa?

La targa all'incrocio con via della Vite
La targa all'incrocio con via della Vite
Secondo indizio: guardiamo via del Corso com'è oggi, su una cartina (vedi mappa sopra): essa è perfettamente rettilinea e allineata con via Flaminia. Delle vie antiche dentro le mura, difficile trovarne una così perfettamente diritta e per un tratto così lungo. Ci appare chiaro che via Flaminia fosse dritta, essendo essa una strada consolare fuori le mura. Invece, dentro la città, era molto più difficile che questo avvenisse: il tessuto urbano non cresceva in modo perfettamente squadrato (neppure oggi lo fa!)...eppure via del Corso sembra proprio tracciata con il righello! Evidentemente è stata prolungata e "raddrizzata" successivamente, eliminando ciò che era di intralcio alla realizzazione di una perfetta linea dritta. E infatti esiste ancora oggi una traccia del "raddrizzamento", che ci porta al terzo indizio.

Percorriamo via del Corso fino grosso modo a metà, all'altezza dell'incrocio con via della Vite. Sull'angolo di un palazzo c'è una targa del 1665 (vedi foto). Essa in latino ci avvisa che Papa Alessandro VII rese la via "...libera e dritta per la comodità pubblica e per ornamento". Infatti. Ma attenzione: nella targa, alla via si dà una qualifica particolare che rappresenta un segreto notevole. Leggetela: "URBIS HIPPODROMUM". Cioè: "l'Ippodromo della città"!
La scossa dei cavalli barberi (stampa, 1868)
La scossa dei cavalli barberi (stampa, 1868)

Esatto: via del Corso si chiama così, ed è stata resa così lineare, non perchè è un "Corso", ma perchè vi avvenivano le "Corse", quelle dei cavalli! E' questo il segreto della via: l'intera via del Corso, nel suo insieme, sebbene non più in funzione, rappresenta probabilmente il più antico ippodromo italiano!

Le corse non erano solo di cavalli, ma sopratutto. Le corse dei cavalli avvenivano lungo via del Corso la sera di ciascuno degli otto giorni che caratterizzavano l'antico carnevale romano, ed erano anzi l'attrattiva principale di ognuna di quelle giornate. E' stato così per tutti i Carnevali (tranne rarissime eccezioni) che si sono susseguiti nei secoli, da prima del 1500 fino a tempi recenti.
Dobbiamo dire che il carnevale di Roma era qualcosa di straordinario: nella sua magnificenza, nelle attività che lo caratterizzavano e nella vera "pazzia" che animava il popolo romano, esso offuscava quello di tutte le altre città d'Italia, Venezia compresa.


La ripresa dei cavalli barberi (B.Pinelli, 1831)
La ripresa dei cavalli barberi (B.Pinelli, 1831)
Le giostre cavalleresche, i giochi, le pubbliche esecuzioni, le stravaganze, i travestimenti, gli eccessi...erano molte le curiosità che caratterizzavano questi festeggiamenti, sarebbe lungo enumerarle qui...ma molti letterati e testimoni illustri nelle varie epoche se ne sono occupati e potete facilmente documentarvi. Qui mi interessa sottolineare che la corsa dei cavalli, che erano della razza berbera, rappresentava, ogni giorno del carnevale, l'apoteosi. I cavalli venivano "scossi" a Piazza del Popolo con della pece bollente (vedi stampa sopra), percorrevano al galoppo e senza fantino tutta via del Corso, travolgendo spesso la folla impazzita che si assiepava ai lati della pista. All'arrivo, presso piazza Venezia, alcuni giovani si esibivano nella pericolosa "ripresa" del cavallo (vedi stampa a destra).
E' chiaro che ogni corsa provocava quasi sempre feriti, e spesso anche morti, ma a tutto questo non si dava mai grande peso, nel clima di gioiosa follia che caratterizzava l'intero carnevale romano!

L'ultima vittima della corsa però dovette impressionare particolarmente re Vittorio Emanuale II, che stava assistendo allo spettacolo. Alla vista della morte del giovane ragazzo egli decise infatti di far abolire per sempre la corsa dei cavalli. Siamo nel 1874, e con questo divieto comincia il declino del carnevale romano e, insieme con esso, si perde la memoria del nostro antico...ippodromo segreto.

Via del Corso è qui.

Nessun commento :

Posta un commento