1 settembre 2013

Il Pasquino

E' ormai in uso in italiano chiamare "pasquinata" uno scritto assai pungente di satira politica. Anche in francese esiste "pasquin", che è un pò il nostro "buffone" teatrale. Ma da cosa derivano queste parole? La risposta a questa domanda è assai interessante, e si trova in una minuscola piazza a pochi metri da piazza Navona.

Si racconta che presso questa piazzetta nel 1500 aveva la sua bottega un certo Pasquino, un sarto romano le cui battute sarcastiche ed argute erano famose, ed evidentemente assai più taglienti delle forbici che usava per lavorare. Aveva egli infatti il dono di far ridere e nel contempo riflettere, sferzando il potere costituito con una critica feroce e irriverente. Chiaramente il potere a Roma era nelle mani del clero e della nobiltà, quindi quasi sempre le battute di Pasquino erano rivolte contro i rappresentanti di queste classi, che però esitavano a punirlo, consci della grande popolarità che egli riscuoteva presso la cittadinanza.
La statua del Pasquino
La statua del Pasquino

Alla morte di Pasquino i potenti pensarono di poter finalmente tirare un sospiro di sollievo, ma si sbagliarono: nel corso della demolizione della bottega del sarto venne rinvenuto dal sottosuolo un busto marmoreo antico e assai consunto, che ancora oggi si trova qui (vedi foto). Gli archeologi sono sempre stati dubbiosi: forse rappresenta Menelao che solleva Patroclo? Il popolo di Roma però non ha mai avuto dubbi: la statua è proprio il sarto, è Pasquino che è "resuscitato"!

Da allora, fino ad oggi, questa piazza è la piazza di Pasquino, ed è da allora che la statua di Pasquino cominciò a "parlare" attraverso degli ingiuriosi epigrammi satirici, le cosiddette "pasquinate". Il popolo, ma spesso anche illustri letterati del tempo, componevano la pasquinata su un foglio e, in segreto e in modo anonimo, la "pubblicavano", affiggendola sopra la statua di Pasquino, proprio come se fosse stata la statua a declamarla. La pasquinata è quasi sempre stata abbastanza breve, in dialetto romano o in latino, e su argomenti di attualità. E' proprio grazie a questa trovata che il popolo di Roma ha potuto continuare ad avere una propria voce contro i potenti, proprio come era stata la voce dell'antico sarto, ma ancora più potente in realtà, perchè perpetua e anonima.
La fontana del Moro a piazza Navona
La fontana del Moro a piazza Navona

Oggi comporre e appendere una pasquinata potrebbe essere una trovata divertente...ma non è stato sempre così: il "diritto di satira" ha sempre avuto vita dura nei secoli passati (...ce l'ha ancora oggi!) e le pasquinate erano molto temute dalla classe dirigente, tanto che molti autori di pasquinate, scoperti, furono puniti con la morte! Nei secoli furono in molti a finire sul patibolo, ma con scarsi risultati.
Il Moro della fontana
Il Moro della fontana

I nobili e il clero pensarono anche di distruggere la statua del Pasquino, ma tale minaccia non fece altro che aggravare la loro situazione: il popolo cominciò a far "dialogare" Pasquino con altri fantomatici personaggi, esponendo così pasquinate non solo a Piazza di Pasquino, ma anche su altre statue sparse per la città (di cui parleremo in altri post) e persino in giro per l'Italia. Appariva chiaro quindi che il ruolo della statua di Pasquino poteva essere assunto da qualunque altra statua, per cui distruggerla sarebbe stato inutile o dannoso. Il risultato fu che alla fine i potenti si rassegnarono, tollerando così questa assai originale manifestazione di critica.

Si narra che anche il grande Gian Lorenzo Bernini fu autore di una pasquinata, realizzata però...a modo suo: quando papa Innocenzo X gli commissionò il miglioramento della "Fontana del Moro" di piazza Navona (vedi foto), egli acconsentì, ma scolpendo il "moro" decise di ispirarsi al vicino busto del Pasquino, tanto odiato dallo stesso papa! Non la notate la somiglianza? (vedi foto)

Delle numerosissime pasquinate famose che la storia ci tramanda, ne scelgo due che amo molto, perchè molto brevi e suggestive.

Pasquinate accanto alla statua di Pasquino
Pasquinate accanto alla statua di Pasquino
La prima fu contro papa Urbano VIII Barberini: nel 1625 fece asportare e fondere il bronzo del pronao del Pantheon per costruire il baldacchino di San Pietro, per cui Pasquino disse:
"Quod non fecerunt barbari, 
fecerunt Barberini" 
 (cioè: "Quello che non hanno fatto i barbari, lo hanno fatto i Barberini"!).

La seconda fu contro la visita di Hitler a Roma del 1938: Roma fu allestita con pompose scenografie di cartongesso, e alludendo al talento del dittatore per la pittura, Pasquino disse:
"Povera Roma mia de travertino
te sei vestita tutta de cartone
pe' fatte rimira' da 'n imbianchino"
.

Ne volete altre? Leggetele sulla statua: quasi ogni giorno ne trovate di nuove (vedi foto)...perchè ancora oggi la statua continua a rappresentare la voce repressa del popolo romano.

Piazza di Pasquino è qui.

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