30 marzo 2016

Il sacro giardino di Livia

Augusto e Livia (gemma dorata del I sec.)
Augusto e Livia (gemma dorata del I sec.)
Il post di oggi ci porterà a conoscere un altro piccolo "tassello" dei segreti e delle antiche leggende di Roma, portandoci dentro una stanza molto molto particolare all'interno del Museo Nazionale Romano al Palazzo Massimo alle Terme (che si trova praticamente alla Stazione Termini). Lo so, di solito non entriamo nei musei, ma il biglietto costa davvero poco e ci sono molte cose davvero uniche e bellissime all'interno...oltre che la curiosità di oggi, ovviamente!

La protagonista del nostro post è Livia Drusilla, la moglie del famoso imperatore Ottaviano Augusto (vedi foto del medaglione, Vienna, Kunsthistorisches Museum).

Anche qui, come già in passato, la nostra storia comincia con una leggenda che ci racconta Plinio il Vecchio nella sua "Naturalis Historia". In questo enorme trattato di 2000 anni fa e che oggi potremmo definire come una sorta di enciclopedia botanica, Plinio ad un certo punto comincia a parlarci della pianta dell'alloro. Il punto che ci interessa, tradotto dal latino, dice più o meno così:

"[...] Anche sul divino imperatore Augusto ci sono eventi degni di nota. Un'aquila fece cadere dall'alto, ma senza ferirla, una bianchissima gallina in grembo a Livia Drusilla, promessa sposa di Augusto, che fu quindi testimone di tale prodigio. Poiché tale gallina teneva nel becco un ramo di alloro carico di bacche, gli indovini ordinarono di custodire come sacri il volatile e la sua discendenza, e di piantare quei semi. Questo fu fatto nella villa dei Cesari sul fiume Tevere posta vicino al nono miglio delle via Flaminia, che per questo motivo è detta "ad Gallinas", e miracolosamente da quelle bacche sorse una selva. Quando poi Cesare trionfò, tenne in mano questo alloro e portò una corona di alloro sul capo, e dopo di lui fecero così tutti gli imperatori. E fu tramandato l'uso per tutti i Cesari di piantare i rami che avevano tenuto, ed esistono piante designate con i loro nomi [...]".

Augusto loricato (Musei Vaticani)
Augusto loricato (Musei Vaticani)
Questo racconto potremmo considerarlo alquanto bislacco, e potrebbe farci anche sorridere: una gallina bianca che precipita dal cielo in braccio ad una ragazza!
Eppure questa leggenda ha avuto per la nostra cultura grandi conseguenze.
Bisogna sapere che gli antichi romani davano grandissimo peso al volo degli uccelli in quanto dalla stessa fondazione di Roma esso era reputato come mezzo per interpretare il volere degli dei, quindi è ovvio che questo evento così strano, che per giunta aveva coinvolto la promessa sposa di Ottaviano Augusto, rappresentava qualcosa da prendere in serissima considerazione.

Plinio inoltre ci dice che i figli di questa gallina bianca sarebbero sempre stati considerati sacri, quindi non sarebbero mai stati uccisi...questo non ci ricorda qualcosa? Ancora oggi si dice "essere figlio della gallina bianca", o "essere figlio dell'oca bianca" per dire che si è dei privilegiati...deriva da questa leggenda! Ma non solo: la tradizione di mettersi le foglie di "lauro" sulla testa, per gli imperatori allora, ma anche per i laureati oggi, e la stessa parola "laurea", derivano proprio da queste piante sacre seminate da Livia e cresciute "in modo miracoloso" presso la villa chiamata, per questo motivo, "ad Gallinas" (cioè "presso le galline").

La villa di Livia "ad Gallinas", a Prima Porta
La villa di Livia "ad Gallinas", a Prima Porta
C'è altro da dire su questo? Sì, c'è ancora molto. Ulteriore suggestione ne aggiunge Plinio e anche altri autori latini, dicendo tra l'altro che le piante di alloro da cui gli imperatori sceglievano le foglie ed i rami, ne seguivano incredibilmente il destino, poichè quando un imperatore moriva, anche la relativa pianta appassiva spontaneamente. Tutte queste curiosità dovevano far suscitare per questo giardino, oltre che un generale rispetto, anche una profonda idea di sacralità e magia.

Naturale conseguenza di questo che vi ho descritto è che, nell'arco di vari secoli, gli archeologi, ma anche i provetti "Indiana Jones" di ogni epoca, si interrogarono parecchio su questo scritto di Plinio, per capire se esisteva ancora e dove si poteva trovare questa villa di Livia "ad Gallinas", con il suo miracoloso giardino.

Affreschi del giardino
Affreschi del giardino
Le ricerche terminarono nel 1863, anno in cui fu rinvenuta, fra delle imponenti rovine di una villa romana, proprio sulla via Flaminia e nei pressi del Tevere (all'altezza di Prima Porta), una grandiosa statua di Augusto (vedi foto, Augusto loricato)... Plinio aveva indicato chiaramente dove cercare! Gli archeologi, scavando, portarono alla luce un grande sito archeologico, che è stato recentemente restaurato e che è da poco possibile visitare (gratuitamente), e che rappresenta le rovine dell'antica Villa di Livia "ad Gallinas" (vedi foto).
I ricercatori trovarono una grande terrazza porticata ad U che probabilmente delimitava il sacro giardino di Livia citato da Plinio...di cui ovviamente dopo due millenni nulla è rimasto...o no?!?

Ebbene, sembra quasi che Livia e Ottaviano, consapevoli che il giardino non sarebbe potuto giungere intatto fino a noi, avessero escogitato comunque un modo per farcelo apprezzare... Poco dopo la bellissima statua di Augusto gli archeologi fecero infatti una scoperta straordinaria: presso il giardino, dentro una stanza seminterrata e quindi per questo protetta per duemila anni dalle ingiurie del tempo e degli uomini, trovarono un affresco eccezionalmente conservato ed assolutamente "sui generis". Su tutte e quattro le pareti vi è rappresentato un fantastico giardino, ricchissimo di piante e di uccelli a grandezza naturale.

Affreschi del giardino
Affreschi del giardino
E' una sorta di Eden perduto, con colori e dettagli straordinari, superiori persino agli affreschi rinvenuti a Pompei, e che dà davvero l'illusione di trovarsi immersi in un luogo incantato, fuori dal tempo e dallo spazio. Persino il vento, nel cielo turchino che fa da sfondo, sembra tangibile e sposta le cime delle piante.

Non si sa chi possa mai aver dipinto qualcosa di così superbo, ma nel 1951, al fine di tutelare queste pitture così delicate e uniche, si asportarono dalla loro sede originale e si trasportarono in un ambiente protetto all'interno del Museo Nazionale Romano.

Affreschi del giardino
Affreschi del giardino
Qui, con un'operazione di cui essere davvero orgogliosi, hanno ricostruito nelle esatte misure la stanza della villa, riattaccando poi alle pareti gli affreschi autentici, che quindi posso essere ammirati esattamente come nel luogo in cui erano originariamente collocati.

Attraverso i sorprendenti dettagli della pittura sono stati riconosciute con precisione nientemeno che 69 diverse specie di uccelli e 23 specie botaniche!
E naturalmente, fra quelle piante, più volte ne troviamo una che ora sappiamo avere lì un significato speciale....l'alloro!

Il Museo Nazionale Romano è qui.

6 marzo 2016

Illusioni prospettiche a Trinità dei Monti

Il convento di Trinità dei Monti
Il convento di Trinità dei Monti
Nella grande maggioranza dei post di Roma Leggendaria ho voluto descrivere luoghi accessibili facilmente e in modo pressocchè gratuito. Questa impostazione cercherò di mantenerla, ma vorrei informare i miei lettori che non tutti i tesori di Roma sono visitabili in questo modo, anzi è giusto dire che un vero e proprio universo fantastico è nascosto in luoghi normalmente chiusi al pubblico!

Tuttavia, in particolari giorni dell'anno, o attraverso permessi speciali ottenuti dalle varie associazioni culturali che organizzano periodicamente visite guidate, è possibile accedere anche a questi posti segreti di Roma...e con internet è facile informarsi.
Quello che oggi vi descrivo brevemente vuole essere quindi solo un esempio di questo mondo segreto e suggestivo che vive "dietro le quinte" della nostra città.

L'astrolabio catottrico
L'astrolabio catottrico
La meta di oggi è il convento di Trinità dei Monti, ufficialmente di proprietà francese e servito dalla oramai quasi estinta Confraternita dei Monaci di Gerusalemme, la stessa comunità che si trova in Francia nella famosa abbazia di Mont Saint-Michel (anche lì sono rimasti in pochissimi...). Il convento sorge alla sommità della famosa scalinata di piazza di Spagna, dietro l'obelisco e a fianco della chiesa (vedi foto); forse qualche distinta signora tra i nostri lettori conoscerà bene il convento che, già dal 1800 è stata anche sede di un prestigioso collegio per educande (e l'attività didattica continua ancora oggi).

Il convento fu fondato dai sovrani francesi all'inizio del 1500 su espresso desiderio del famoso santo Francesco di Paola, a cui i regnanti erano molto devoti. Proprio per questo motivo sono numerose le tracce artistiche legate a questi "committenti", come nel chiostro, che presenta sia un ciclo di affreschi sui miracoli del santo calabrese, sia la serie dei ritratti di tutti i sovrani francesi.

L'affresco di S.Francesco di Paola (visione frontale)
L'affresco di S.Francesco di Paola (visione frontale)
Ma le cose credo più interessanti, e più legate agli argomenti "romaleggendareschi" a cui voi siete oramai abituati, sono legate al fatto che il convento ha rivolto, sin dalle sue origini, una particolare predilezione per gli studi ad indirizzo scientifico, come la medicina, l'astronomia e la prospettiva. E' infatti grazie a questo che troviamo qui degli ambienti veramente notevoli e, credo, unici al mondo nel loro genere. Ma andiamo con ordine.

L'affresco di S.Francesco di Paola (visione laterale)
L'affresco di S.Francesco di Paola (visione laterale)
Il primo luogo straordinario è l'"astrolabio" del 1600 (vedi foto): un'incredibile galleria affrescata con decine di simboli zodiacali e linee che si diramano da uno specchio presente su una finestra. Certo, di meridiane ne esistono parecchie, anche a Roma, ma qui non ne osservate una, qui ci siete proprio dentro! L'intero ambiente dell'astrolabio infatti rappresenta in sè un'enorme meridiana a riflessione, in cui, attraverso calcoli complessi e seguendo la proiezione della luce riflessa del sole sulle pareti, oltre l'orario esatto, è possibile determinare varie situazioni astronomiche...un ambiente insomma davvero interessante...da visitare rigorosamente in una giornata non nuvolosa!

L'anamorfosi di S.Giovanni (visione frontale)
L'anamorfosi di S.Giovanni (visione frontale)
Il secondo ambiente vi lascerà ancora di più a bocca aperta: è l'affresco lungo circa 6 metri su uno dei corridoi vicini all'astrolabio (vedi foto frontale e di profilo), che è dello stesso periodo, che è detto "anamorfico". Cosa ha di particolare questo affresco? Beh, stando frontali rispetto al corridoio si osserva un paesaggio evocativo dello stretto di Messina, dove san Francesco operò il miracolo del camminamento sulle acque; stando di profilo rispetto al corridoio invece, lo stesso affresco sfrutta le leggi della prospettiva per far scomparire il paesaggio e far apparire il santo in preghiera sotto un albero! L'effetto è assolutamente incredibile...

L'anamorfosi di S.Giovanni (visione laterale)
L'anamorfosi di S.Giovanni (visione laterale)
Il convento, poco lontano dal primo corridoio, contiene un ulteriore affresco anamorfico, purtroppo molto più rovinato del precedente, che rappresenta San Giovanni (vedi foto, frontale e di profilo). Stavolta la visione frontale non è più interpretabile, ma la visione prospettica laterale "comprime" sufficientemente le parti rovinate del dipinto in modo da consentirci ancora di riconoscere la figura di San Giovanni che scrive sotto un albero...

Parte del refettorio di Andrea Pozzo
Parte del refettorio di Andrea Pozzo
Potremmo dire di essere già abbastanza "sazi" di curiosità per questo luogo, e invece manca ancora qualcosa di incredibile: il refettorio del convento, dove troviamo gli affreschi eseguiti da una nostra vecchia conoscenza, il caro confratello gesuita, Andrea Pozzo...ve lo ricordate? Quello delle illusioni della chiesa di Sant'Ignazio. E cosa ha preparato per noi stavolta il geniale artista barocco? Beh...il refettorio è un ambiente con una volta a botte con lunette, con colonne, architravi, fregi, costolonature...o no?!? ...

Le false prospettive del refettorio
Le false prospettive del refettorio
No!!! ...nemmeno le lunette esistono, è tutto straordinariamente rappresentato attraverso illusioni prospettiche, e solo i personaggi immaginari che vi sono "appesi" dentro, per quanto ben realizzati, ci consentono di comprendere l'inganno!

Usciamo fuori dal convento un pò storditi. Non ci fideremo mai più delle apparenze.

Il convento di Trinità dei Monti è qui.